C'era una volta un coach bravissimo. Sapeva ascoltare, fare le domande giuste, accompagnare i clienti verso i loro obiettivi. Ma ogni volta che doveva preparare una sessione, il suo stomaco si stringeva.

Il motivo? Non trovava mai quello che cercava. Appunti su quaderni, file Excel sparsi in cartelle chiamate "Clienti_2025_finale_v3", note vocali sul telefono che non riascoltava mai. Ti suona familiare?

Lo sapevi? Un coach medio perde 5,7 ore alla settimana in attività amministrative che potrebbe automatizzare. Sono 296 ore all'anno. Quasi 37 giornate lavorative. Potrebbe essere il tempo per 150 sessioni in più.

Il vero costo del disordine

Non è solo una questione di tempo perso. È una questione di qualità. Quando arrivi a una sessione senza ricordare esattamente cosa avevate detto l'ultima volta, il cliente lo percepisce. Sente che non è al centro della tua attenzione.

E cosa succede quando un cliente non si sente seguito? Semplice: non rinnova. Non ti consiglia ad altri. Il passaparola, che per un coach vale oro, si interrompe.

Situazione Coach disorganizzato Coach organizzato
Preparazione sessione 20-30 minuti 2-3 minuti
Ricordo dettagli cliente Frammentario Completo e preciso
Percezione del cliente "È un po' distratto" "Mi conosce davvero"
Tasso di rinnovo ~45% ~78%

La svolta di Marco

Marco ha fatto un calcolo semplice. Se recuperava anche solo 3 ore a settimana e le dedicava a sessioni pagate 80 euro l'una, erano 240 euro in più a settimana. Quasi 1.000 euro in più al mese.

Ma il cambiamento vero non è stato nei numeri. È stato nel come si sentiva prima di ogni sessione. Invece dell'ansia di cercare informazioni, aveva la serenità di sapere tutto a portata di click.

"La prima settimana ho pensato: perché non l'ho fatto prima? La seconda settimana una cliente mi ha detto: 'Marco, sei incredibile, ti ricordi tutto'. Non mi era mai successo."

— Marco, business coach, Verona

Cosa cercano davvero i clienti

Quando un cliente sceglie un coach, non sta comprando "sessioni". Sta comprando attenzione. Sta comprando qualcuno che si ricorda di lui, dei suoi problemi, dei suoi progressi, delle piccole vittorie.

Ecco cosa rende un coach memorabile:

  • Continuità: ogni sessione riprende esattamente da dove vi eravate lasciati
  • Precisione: ricordi i dettagli, anche quelli che il cliente ha dimenticato
  • Visibilità: puoi mostrare i progressi in modo tangibile e misurabile
  • Professionalità: dai l'impressione di avere tutto sotto controllo

La domanda che devi farti

Fermati un secondo. Pensa all'ultima settimana. Quante volte hai cercato un'informazione su un cliente e non l'hai trovata subito? Quante volte sei arrivato a una sessione un po' impreparato?

Non è colpa tua. È il sistema che usi (o che non usi) che non funziona. E la buona notizia è che cambiare è più semplice di quanto pensi.

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