Alessandro è un business coach con 12 anni di esperienza. Lavora con manager, dirigenti, team leader. È bravo, molto bravo. Ma per anni ha avuto un problema: convincere le aziende a rinnovare i contratti.

Non perché il coaching non funzionasse. Funzionava eccome. I coachee erano entusiasti, i loro capi vedevano miglioramenti. Ma quando arrivava il momento di rinnovare il budget, l'HR chiedeva sempre la stessa cosa:

"Tutto bello, ma abbiamo bisogno di dati. Il CFO vuole vedere i numeri. Quanto abbiamo investito, cosa abbiamo ottenuto. Puoi darci un report?"

E Alessandro, che aveva fatto un lavoro straordinario ma senza documentarlo in modo strutturato, si trovava a improvvisare. A mandare email vaghe con "feedback positivi" e "miglioramenti percepiti".

Risultato? Rinnovo incerto. A volte sì, a volte no. Mai automatico.

Il problema del coaching aziendale

Le aziende non sono cattive. Non è che non credono nel coaching. È che hanno bisogno di giustificare ogni spesa. E il coaching, per sua natura, produce risultati "soft": miglior comunicazione, più fiducia, leadership più efficace.

Come li misuri? Come li presenti a un CFO che ragiona in termini di ROI, KPI, margini?

Il dato che fa riflettere: Il 67% dei programmi di coaching aziendale non viene rinnovato. Non perché non funzionano, ma perché nessuno sa dimostrare quanto funzionano.

La soluzione: KPI di coaching

Alessandro ha cambiato approccio. Ora, prima di iniziare qualsiasi percorso di coaching aziendale, fa una cosa semplicissima ma potentissima: definisce i KPI insieme all'HR.

Non KPI generici. KPI specifici, misurabili, legati agli obiettivi del coachee. Ecco alcuni esempi:

Area KPI Come si misura
Leadership Efficacia nella delega Autovalutazione + feedback team (scala 1-10)
Comunicazione Chiarezza nelle riunioni Survey anonima ai collaboratori
Gestione stress Livello di burnout percepito Questionario validato (MBI)
Time management Ore settimanali in straordinario Dato oggettivo da HR
Team performance Turnover del team Dato oggettivo da HR

Il metodo di Alessandro

Oggi Alessandro lavora così:

  1. Kick-off (sessione 0): insieme al coachee e all'HR, definisce 3-5 KPI. Per ognuno, registra il punteggio iniziale. "Leadership: 5.2", "Gestione conflitti: 4.8", ecc.
  2. Durante il percorso: ogni sessione viene documentata. Cosa è emerso? Su quali KPI si è lavorato? Quali progressi sono stati fatti?
  3. Check intermedio: a metà percorso, rivaluta i KPI. Il coachee vede i progressi. L'HR riceve un aggiornamento. Tutti sono allineati.
  4. Report finale: un documento professionale con:
    • KPI iniziali vs finali
    • Percentuale di miglioramento
    • Obiettivi raggiunti
    • Raccomandazioni per il futuro
94%
tasso di rinnovo per i coach che presentano report strutturati con KPI misurabili

Un esempio concreto

Maria, team leader in un'azienda tech, ha iniziato un percorso di coaching con questi KPI:

  • Capacità di delega: 4.5/10
  • Gestione dei conflitti: 5.0/10
  • Feedback costruttivo: 4.2/10
  • Work-life balance: 3.8/10

Dopo 8 sessioni:

  • Capacità di delega: 7.8/10 (+73%)
  • Gestione dei conflitti: 7.2/10 (+44%)
  • Feedback costruttivo: 8.1/10 (+93%)
  • Work-life balance: 6.5/10 (+71%)

Quando Alessandro ha presentato questi numeri all'HR, la risposta è stata immediata: "Quanto costa estendere il programma ad altri 5 manager?"

La chiave del successo: Non è fare coaching diverso. È documentare il coaching in modo che i risultati siano visibili, misurabili, presentabili. Trasformare il "soft" in "hard data".

Gli strumenti giusti

Alessandro ha provato di tutto: fogli Excel, Google Docs, app di note. Niente funzionava davvero. Troppo tempo perso a formattare, a cercare informazioni, a creare report manualmente.

Quello che gli serviva era uno strumento pensato per i coach. Qualcosa che gli permettesse di:

  • Registrare KPI con punteggio iniziale e finale
  • Documentare ogni sessione in modo strutturato
  • Generare report professionali in un click
  • Gestire più aziende e più coachee senza confusione

White Coachboard è nato proprio per questo. Per dare ai business coach come Alessandro gli strumenti per dimostrare il valore del loro lavoro. Con i numeri. Con i dati. Con report che parlano la lingua dei CFO.

La tua prossima mossa

Se lavori con le aziende, chiediti: come stai documentando i tuoi risultati? Saresti in grado, oggi, di generare un report che convinca un CFO scettico?

Se la risposta è no, non è un problema. È un'opportunità. L'opportunità di trasformare il tuo approccio e moltiplicare i rinnovi contrattuali.

Il coaching funziona. È arrivato il momento di dimostrarlo.

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